25/07/2011
San Giacomo patrono di Sissa
Giacomo di Zebedeo (Jacopo o Iacopo), nato a Betsaida, era un pescatore e fu uno dei 12 Apostoli di Gesù; oggi è conosciuto come Giacomo il Maggiore, perché tra gli Apostoli c’era anche Giacomo di Alfeo.
Nell’anno 28, mentre erano in riva al Lago di Tiberiade, detto anche Mar di Galilea, insieme al padre Zebedeo, Giacomo e il fratello Giovanni furono chiamati da Gesù per seguirlo.
I due fratelli seguirono Gesù e lo “servirono” con zelo e dedizione, pur non nascondendo il loro temperamento impetuoso. Per questo Gesù stesso usava chiamarli “Figli del tuono”. Il fratello fu l’Evangelista Giovanni.
Il suo legame con Gesù fu molto stretto, tanto che Gesù lo volle accanto come testimone nella trasfigurazione, in numerosi dei suoi miracoli e la notte al Getsemani.
Dopo la morte e la resurrezione di Cristo, Giacomo assunse un ruolo di spicco nella comunità cristiana di Gerusalemme.
Dopo un improbabile viaggio in Spagna per diffondere la parola di Cristo, Giacomo tornò in Giudea dove venne perseguitato e fatto uccidere da Erode Agrippa I in prossimità delle festività di Pasqua, divenendo il primo Apostolo martire (42 d.C.).
Dopo la decapitazione, i suoi discepoli trafugarono il corpo e lo portarono sulle coste della Galizia.
L’anacoreta Pelagio scoprì nell’anno 830, in seguito a una visione luminosa, il sepolcro e le Sue spoglie. Da allora il luogo venne denominato “Campo della stella”, da cui deriva la parte finale dell’attuale nome del capoluogo della Galizia: Santiago (Sant-Yago in spagnolo vuol dire San Giacomo) de Compostela.
Proprio qui si trova una grandiosa basilica a lui dedicata (1075) che diventa meta di pellegrinaggi fino ai giorni nostri (oltre a Gerusalemme alla tomba di Gesù e a Roma, alla tomba di Pietro).
Un curiosità: il vescovo di Santiago è a uno dei livelli più alti tra i prelati della Cristianità.
Si narra di come Giacomo apparve alla guida delle truppe cristiane in numerosi scontri contro i musulmani, tanto da guadagnarsi l’epiteto colui che uccide i Mori”.
E’ il patrono dei pellegrini, dei cavalieri, dei soldati e si dice protegga dalle malattie reumatiche.
Il suo nome significa “Colui che segue Dio” e i suoi emblemi sono il cappello da pellegrino, la conchiglia e lo stendardo.
11:21 Scritto da: chincagio in Tradizioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: san giacomo, santiago, compostela, martire, sissa, aprma, news | OKNOtizie |
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18/02/2011
Richiami
Parecchi anni fa, durante i freddi e umidi inverni della bassa, i contadini erano soliti posizionare nei campi dei richiami per uccelli.
Erano tempi duri e non sempre era possibile andare (e comprare) in macelleria... così, con questi speciali richiami, si potevano catturare le "suighe" (pavoncelle) e i combattenti.
Per caso abbiamo trovato a un mercatino dell'usato due di questi richiami. Non ne condividiamo l'utilizzo, ma fanno parte della storia e delle tradizioni della Bassa, quindi ci è sembrato giusto parlarvene.
15:44 Scritto da: chincagio in Tradizioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: caccia, suiga, pavoncella, combattente, richiami, sissa, parma | OKNOtizie |
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17/01/2011
Sant'Antonio Abate a Gramignazzo
Oggi si festeggia in molte parti d’Italia Sant' Antonio Abate, detto anche Sant'Antonio il Grande, Sant'Antonio d'Egitto, Sant'Antonio del Fuoco, Sant'Antonio del Deserto, Sant'Antonio l'Anacoreta (Qumans, 251 circa – deserto della Tebaide, 17 gennaio 357) che fu un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
A lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che sotto la guida di un padre spirituale, abbà, si consacrarono al servizio di Dio. La sua vita è stata tramandata dal suo discepolo Atanasio di Alessandria. È ricordato nel Calendario dei santi della Chiesa cattolica e da quello luterano il 17 gennaio.
Visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide dove pregando e coltivando un piccolo orto per il proprio sostentamento, morì, ultracentenario, il 17 gennaio 357.
Venne sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto.
Tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco vengono posti sotto la protezione di Sant'Antonio, in onore del racconto che vedeva il Santo addirittura recarsi all'inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori.
Per questo, tra i molti malati che accorrevano per chiedere grazie e salute, molti erano afflitti dal male degli ardenti, conosciuto anche come fuoco di Sant'Antonio e corrispondente a due diverse malattie: l'ergotismo, causato da un fungo parassita delle graminacee, e l'herpes zoster, causato dal virus varicella-zoster (o VZV, che si riattiva nell'organismo in concomitanza con un indebolimento delle difese immunitarie a causa dell'età o patologie gravi). Entrambe le malattie si manifestano sotto forma di eritemi e vescicole con un decorso di poche settimane. Il liquido delle vescicole è contagioso. Particolarmente
Sant'Antonio è considerato anche il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo, che nella nostra provincia è anche chiamato Sant’Antoni dal gozén.
La tradizione deriva dal fatto che l'ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all'interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant'Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
Secondo una leggenda, la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.
Nel periodo medievale, il culto di Sant'Antonio fu reso popolare soprattutto per opera dell'ordine degli Ospedalieri Antoniani, che ne consacrarono altresì la iconografia: essa ritrae il Santo ormai avanti negli anni, mentre incede scuotendo un campanello in compagnia di un maiale. Il bastone da pellegrino termina spesso con una croce a forma di tau che gli Antoniani portavano cucita sul loro abito.
Ieri a Gramignazzo si è celbrato il Santo con la consueta Messa nel Santuario di Madonna delle Spine, con la benedizione degli animali, e il falò, il vin brulé e i ceci caldi al campo sportivo. La festa è organizzata dall’Associazione La Fornace, attiva sul territorio e impegnata per il recupero dell’antica fornace (appunto!).
Per ulteriori informazioni su Gramignazzo vi rimandiamo al nostro sito www.sixia.it/site/b/read_chunk.php?parent=ILuoghi&dir...
Per Sant’Antonio è tradizione cucinare (e gustare…) lo stracotto di asinina, di cui trovate la ricetta qui: www.sixia.it/site/b/read_chunk.php?parent=LaGastronomia&a...
20:40 Scritto da: chincagio in Tradizioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: sat'antonio, sissa, sixia, parma, gramignazzo, maiale, festa, patrono | OKNOtizie |
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